
Roma-“Siamo lasciati costantemente allo sbaraglio. Ci viene detto che entro domani dobbiamo fare i bandi e poi puntualmente vengono rinviati. E per noi è un lavoro imponente: siamo un Comune in dissesto e con carenza di personale”: Josi Gerardo Della regione è il sindaco di Bacoli (NA), città di 26 mila abitanti che gestisce ben 220 concessioni demaniali distribuite in 6 chilometri di spiagge. I tira e molla dei governi sulle concessioni balneari per i Comuni si traducono in ius “costo enorme” assicura”, a fronte dei soli incassi dei diritti di segreteria poche centinaia di euro: quello che chiediamo allo Stato è di poter incassare una quota delle concessioni demaniali, come contributo per tutti i servizi che dobbiamo garantire per rendere fruibili le spiagge”.
La richiesta di maggiori risorse per il periodo estivo è condivisa anche da tanti altri Comuni balneari, che tra giugno e settembre vedono moltiplicarsi all’infinito la loro popolazione residenza. Ne discute da tempocon i governi che si sono susseguiti anche l’associazione G20s, che riunisce le 27 destinazioni balneari con almeno un milioni di turisti l’anno: la richiesta è di uno status di città balneare che dia anche la possibilità di ottenere, al mantenimento e alla crescita delle destinazioni balneari”.
Ma in primo luogo, in questo momento, i primi cittadini chiedono norme certe, che non diano adito a contestazioni nei tribunali a Bruxelles: “Siamo molto preoccupati perché questa incertezza normativa sta creando delle grosse difficoltà. – dice Roberta Nesto, sindaca di Cavallino Treporti (VE) e coordinatrice del G20s – Ci sono regimi diversi e norme diverse, adesso arriva l’emendamento al Milleproroghe che da un lato ci consente di avere ancora un po di respiro, ma dall’altro ci pone in una situazione di estrema precarietà: La maggior parte delle mie concessioni sono scadute, i concessionari non investono più. Non ci vorremmo trovare nella situazione di non trovare più i servizi in spiaggia”. La partita è sempre più nebulosa, siamo tra l’incudine e il martello. – le fa eco Roberta Frisoni, assessora al Demanio del Comune di Rimini. Noi per il momento abbiamo deciso di rinviare le gare al 2024, possibilità prevista dal Dl concorrenza, anche perché ad oggi non abbiamo ancora i decreti attuativi”.
Dai comuni trapela anche la preoccupazione per le conseguenze dei futuri bandi rispetto ai concessionari attuali che abbiamo dato prova di una buona gestione: “Il governo ha capito che su questa materia deve intervenire cercando di contemperare l’interesse pubblico alla libera concorrenza con la tutela della piccole aziende, che con le nuove gare rischiano di essere spazzate via dai grossi gruppi. – dice il sindaco di Taormina Mario Bolognari – Non è detto che favorendo il più forte economicamente si garantisca un servizio adeguato”. Una preoccupazione che vale soprattutto per i piccoli Comuni, concorda la sindaca di Roseto capo Spulico Rosanna Mazzia: “Noi abbiamo solo tre concessioni, e molta spiaggia libera, vale per tutta la Calabria. Ma allora, se da noi non c’è il problema della scarsità, perché dovremmo travolgere le piccole aziende familiari che hanno investito molto in questi anni per la gestione dei lidi?”. In attesa di sapere quando e come sarà possibile assegnare le concessioni delle spiagge, ci sono anche sindaci che hanno deciso di fare chiarezza a dispetto di tutto. Come il sindaco di Lecce Carlo Salvermini, che ha fatto ricorso al Consiglio di Stato per bloccare le proroghe delle concessioni. Come il sindaco di Santa Marinella (RM) Pietro Tidei, che invece ha garantito ai concessionari in regola con Durc e imposte comunali la gestione fino al 2033: “La nostra non è una proroga spiega io ho pubblicato i bandi, e per le 3 offerte in concorrenza ho bandito una gara. Noi siamo in regola con la Bolkestain.


