
ROMA – Mentre a Roma si ragionava ancora sulla “scarsità” delle spiagge, in Veneto all’inizio di quest’anno i dieci Comuni del litorale decidevano invece di non aspettare i risultati delle “interlocuzioni” del governo con Bruxelles e di bandire le gare. Il primo a partire è stato Jesolo, sulla spinta delle richieste degli stessi imprenditori, come prevede la legge regionale 33/2002: un “tradimento” per le associazioni dei balneari, visto che il sindaco, Christofer De Zotti, viene proprio dalle fila di Fratelli d’Italia. E del resto anche il presidente della Regione Luca Zaia è della Lega, come Roberta Nesto, presidente della Conferenza dei sindaci della Costa Veneta. Ma De Zotti si mostra convinto, e alle associazioni balneari che a marzo chiedono un incontro spiega che «ogni giorno riceviamo nuove conferme di come a Jesolo, ma poi anche lungo tutto il resto della costa veneta, sia stato costruito un percorso coerente con le norme e i principi fondanti della direttiva Bolkestein, che proprio per questo garantisce più che altrove l’offerta turistica e lo svolgimento dell’imminente stagione balneare.
Costruire i bandi, visto che il governo Meloni non ha mai dato attuazione al Ddl Concorrenza voluto da Draghi, non è facile, spiega Roberta Nesto, che è sindaco di Cavallino Treporti, primo Comune balneare italiano, con 6,7 milioni di turisti nel 2023: «Visto che il Tar del Veneto si era pronunciato per due volte per la scadenza delle concessioni al 31 dicembre 2023, e che il Consiglio di Stato aveva confermato le sentenze, noi sindaci non avevamo scelta. Abbiamo messo a punto un Regolamento d’uso del Demanio maritti-mo, facendo riferimento alla legge regionale 33 del 2002, e per i criteri di gara abbiamo guardato alle sentenze, in particolare a quella del
Consiglio di Stato del 2021». In assenza di disposizioni nazionali, i Comuni applicano principi di prudenza: non stabiliscono nulla in materia di indennizzi per i mancati rinnovi delle concessioni, e per i canoni si attengono a quelli vigenti, stabiliti dallo Stato. Tuttavia, in aderenza agli indirizzi dati dalla legge delega sulla concorrenza del 2022, inseriscono tra i meccanismi premiali dei punteggi per le concessioni il rialzo sul canone, e nei casi in cui effettivamente si va a gara (quando ci sono diverse offerte per lo stesso stabilimento) i canoni si alzano.
Ma si alzano anche le tariffe, lamentano gli utenti: i costi degli ombrelloni delle prime file arrivano anche a 40 euro, ben più dei 30 dello scorso anno. Gli operatori giustificano gli aumenti con le spese affrontate per le procedure. Le associazioni dei balneari insor-gono, anche perchè tra i nuovi assegnatari c’è Mario Moretti Polegato, proprietario della Geox: è la dimostrazione, sostengono, che con le gare le vecchie gestioni familiari sono destinate a soccombere. Gli addetti ai lavori riflettono invece sul fatto che le gare non regolate da una legge nazionale potrebbero risolversi in un danno all’Erario, perché, trattandosi di concessioni ventennali, non tengono conto degli eventuali aumenti che verranno stabiliti in futuro. Mentre, a tutela degli utenti, andrebbe stabilito un tariffario. Il “modello Veneto” ottiene però la benedizione dell’Antitrust. E, nonostante i contenziosi già emersi, i sindaci tirano dritto: «I “miei” balneari sono straconvinti che io sia consapevole dell’importanza del lavoro che fanno – afferma
Roberta Nesto -. Nessuno di noi voleva andare a gara, e comprendiamo le difficoltà del governo, che si è trovato a dirimere una questione irrisolta da vent’anni. Però l’Italia è uno
Stato di diritto, non possiamo disapplicare le norme che non ci piacciono, o una sentenza del Consiglio di Stato a Sezioni Unite.


