
La costa veneziana e pronta per affrontare le gare, la direttiva Bolkestein non fa più paura. Da Bibione a Sottomarina, gli oltre 100 grossi concessio-nari, all’interno dei quali ci sono anche quelli più piccoli, hanno per la maggior parte presentato le istanze ai sensi della legge regionale 33 sul turismo per giocarsi la possibilità di ottenere subito, integrandosi alla direttiva europea sulla concorrenza, concessioni pluriennali. Lo ha fatto storicamente per prima la Bibione Spiagge nel 2016, ottenendo 20 anni di concessione.
E a cascata, seppure lentamente, quasi tutti gli altri. Solo 1 comune di Rosolina non ha finora accolto le istanze ai sensi della legge regionale che prevede investimenti dai 250 mila euro ai 2,5 milioni che siano migliorativi per la concessione, con benefici al territorio, rispetto dell’ambiente e sostenibilità e altri valori aggiunti.
Ma non è solo la legge 33 a garantire gli operatori del turismo balneare. C’è anche un regolamento d’uso del Demanio marittimo che la maggior par te dei consigli comunali della costa veneziana ha approvato o sta approvando. «E questo regolamento», spiega Roberta Nesto, sindaco di Cavallino-Treporti e presidente della conferenza dei sindaci del litorale, «è la base per garantire i nostri operatori.
Sostanzialmente prevede che siano considerati nelle concessioni gli investimenti fatti, i collegamenti con il territorio e i benefici con le loro ricadute. E vengono considerate anche le esperienze maturate dagli operatori, il valore delle aziende. E, ancora, i progetti presentati per il futuro. Con questo regolamento è chiaro che ogni Comune avrà un punto di riferimento che vale per tutti e si integra nel processo delle concorrenza voluta dalla direttiva europea Bolkestein».
L’attesa di sindaci e operatori è ora di un decreto del governo che tramuti in legge questi principi e dia ancora più garanzie ai concessionari. Difficilmente cambierà qualcosa per la stagione estiva 2024, perché i tempi tecnici sono stretti e il Veneto non è come il resto d’Italia, dove le procedure sono molto più rallentate e gli iter tortuosi.
Il Tar del Lazio ha appena respinto il ricorso di un operatore di Roma che voleva far valere le proroghe fino al 2033 sulla base della sentenza della Cassazione che ha respinto, senza entrare nel merito, la decisione del Consiglio di Stato che le aveva stoppate in modo definitivo. Siamo punto e a capo, con le proroghe bloccate dal Tar del Lazio. In ogni caso, ormai gli operatori, soprattutto in Veneto, sono consapevoli che non ci sarà via d’uscita e la concorrenza arriverà anche sulle spiagge dopo anni di immobilismo e garanzie consolidate che appariva intoccabile
fino alla Bolkestein.


