Le sagome dei sandoli e delle caorline, le imbarcazioni tipiche della laguna a nord di Venezia, si stagliano nella luce del tramonto, come esili mi- niature in movimento. Seguono il profilo delle bare- ne, i banchi di terra emersi. Si infilano tra i ghebi, i canali stretti e tortuosi della laguna. E scompaiono silenziosamente nella luce rosata. Sono tanti e di- versi gli scenari che si aprono al calar del sole, mentre si naviga senza fretta in questo ampio e mutevole bacino d’acqua che mette in relazione borghi, isole, comunità, territori. Qui, nell’orizzonte aperto del mare, tutti comunicano con la “musica” del dialetto, il venessian. E tutti si sentono parte di quel mare nostrum, uniti non dal desiderio di domi- nio, ma dal senso di appartenenza a uno spazio comune, territorio liquido che include e non esclu- de. E accoglie i visitatori: chi arriva a Cavallino Tre- porti si sente quasi subito non turista ma cittadino temporaneo del luogo. È il potere dell’acqua. Tede- schi, francesi, olandesi, scandinavi o italiani resta- no ammaliati dalla possibilità di vivere la vacanza open air, in tutte le stagioni. Qui, il contatto diretto con la natura offre una formidabile opportunità di ricarica. E di rigenerazione.

Di padre in figlio

In tanti vengono nella lunga e fertile penisola tra Venezia e Jesolo da generazioni. E in tanti finisco- no con il considerarla un “luogo dell’anima”: chi è arrivato per la prima volta da bambino nei glam- ping o nelle locande dei dintorni, torna negli anni con famiglia e figli al seguito. Perché questo è molto più di un luogo estemporaneo di vacanza. Qui la natura con le sue molteplici risorse e l’im- pegno sulla sostenibilità sociale ed economica sono al centro dei progetti e degli investimenti. A partire da iniziative del comune come Blue&Gre- en, nuovo modello di sviluppo turistico per la ge- stione del territorio che coniuga ambiente e mobilità lenta attraverso percorsi ciclabili e lagunari. O come il Patentino dell’Ospi- talità che offre corsi di formazione e aggiornamento agli operatori locali per diffondere consapevolezza e cono- scenza. Piccoli gesti, molto importanti in vista degli obiettivi legati all’Agenda 2030 dell’ONU per lo Sviluppo Sosteni- bile. La scommessa è che i turisti si occupino, al pare dei residenti, della salvaguardia di beni comuni come il territorio e il mare. In nome di una cul- tura condivisa dell’appartenenza. “Sono un Sindaco eletto da 13.500 concittadini” dice Roberta Nesto, sin- daca di Cavallino Treporti, “ma da aprile a ottobre, mi occupo e prendo cura di ben 150 mila persone. Lo faccio, come i miei colleghi delle città balneari italiane, senza avere strumenti giuridici adeguati. Ma lo faccio soprattutto per- ché riconosco nei nostri residenti e in quelle persone che ospitiamo e che vengono a Cavallino Treporti, degli uo- mini, delle donne, delle famiglie che insieme abitano una casa comune. Gli ospiti condividono i servizi con gli abi- tanti. Moltissimi sono gli europei e questa grande unione è casa di tutti. Abbiamo deciso di condividere il nostro mare, le lagune, il fiume, la nostra ac- qua. Abbiamo deciso di proporre a tutti la salvaguardia di un bene comune: il mare nostrum d’Europa, appunto”.

Torri, forti e piste ciclabili

E se l’attività umana ha tessuto il rap- porto tra il mare e la terra, permettendo loro di dialogare, proprio la laguna si è trasformata in un luogo di confronto, di scambio e di fusione di civiltà differenti. La storia del Novecento ha fatto notevo- li lasciti in questo lembo d’Italia sull’ac- qua. Primo fra tutti, il sistema di difesa e i forti – le torri telemetriche e le batte- rie – che testimoniano la funzione di protezione di Venezia durante la Grande Guerra e che oggi sono stati trasformati in siti di accoglienza, con musei natura- listici e storici. A conferma dell’attenzio- ne alla sostenibilità ambientale c’è in primo piano anche la ciclabilità, soprat- tutto attraverso la realizzazione delle nuova via ciclopedonali Pordelio, in par- te a sbalzo sull’acqua: più di trenta chi- lometri in una commovente cornice tra campagna e laguna, a piedi o su due ruote su una passerella panoramica che sembra il ponte di una nave.

Ecellenze in laguna

La vacanza da queste parti non ha bi- sogno dell’estate, anzi. In un paesag- gio che sa imporre l’armonia e ispirare rispetto, è sufficiente inforcare le due ruote o salire su una canoa in qualun- que stagione per realizzare il miracolo del relax. Come camminando verso Lio Piccolo, l’insediamento più antico del- la zona circondato dalle “valli da pe- sca”, paradiso dei pescatori da oltre mille anni. Senza dimenticare le eccel- lenze del territorio: è qui, infatti, che si coltivano le castraure, ovvero i primi germogli del carciofo violetto, principe della cultura gastronomica lagunare. Ed è sempre qui che mentre la barca scivola lungo il canale, tra un saluto cortese e un battito d’ali delle garzet- te, si avvistano i casoni di valle struttu- re in muratura, anticamente con tetto di paglia, costruite come riparo per l’attività di cacciatori e pescatori. Col passare del tempo sono state trasfor- mate in piccole aziende agricole virtuo- se che offrono ospitalità. Mantenendo intatta la loro essenza. Lo sfondo ide- ale per un’avventura selvaggia, ma ac- cogliente. Un territorio da vivere in li- bertà in qualunque stagione dell’anno, o della vita. Con il tempo disteso di una vacanza vissuta all’aria aperta. Mare nostrum compreso.