
“CAVALLINO TREPORTI – Continua in questo numero de Il Piave il rapporto di conoscenza con una Sindaca che sta operando non solo per la propria comunità ma per tutta l’area geografica della Venezia Orientale: Roberta Nesto, prima cittadina di Cavallino-Treporti (nella foto a destra), ha veramente preso a cuore lo sviluppo dell’intero territorio. Quella che all’inizio sembrava una attività dettata da necessità burocratiche o dalla gestione del PNRR fino ai problemi più specifici dei comuni rivieraschi, ora sta assumendo valori e contenuti profondi. Innanzitutto, con la ricerca di legami storici e culturali che possano oggi avere un senso e che sappiano parlare a tutte le comunità del territorio e, perché no, anche ai numerosi ospiti che lo frequentano. Poi con una modalità di relazione tra amministratori pubblici meno formale e più legata alle soluzioni da trovare insieme, possibilmente semplificando i problemi e puntando meno sulle divisioni che da sempre hanno contrassegnato questa area strategica per il Veneto e da sempre disunita al proprio interno.
Credo di avere avuto una reazione che, me lo dico da sola ogni tanto, mi ha portato a vedere la realtà di un territorio che conosco molto bene sotto una nuova luce – scandisce, coinvolta e un po’emozionata, Roberta Nesto, Sindaca di Cavallino-Treporti, Presidente della Conferenza dei Sindaci del Litorale Veneto e coordinatrice nazionale del G20Spiagge, l’associazione delle più importanti città balneari italiane – e quando? Tutto è partito dal pe riodo Covid, perché la pandemia ha toccato tutti. Ho provato sulla mia pelle una sensazione di impotenza di fronte ad una tragedia che superava ogni confine. Nessuno poteva immaginare un evento di tale portata, tutti eravamo convinti di sapere ogni cosa e di affrontare con facilità ogni evento negativo. Non è stato così: al senso di impotenza si è aggiunto quello della solitudine. Chi ci avrebbe aiutati? Chi avrebbe avuto il compito e la possibilità di affrontare un nemico sconosciuto e subdolo? Allora è diventato evidente che era totalmente inutile chiudersi in sé, comunità per comunità, ma dovevamo tutti metterci in rete”.
Ma, scusi Sindaca, un conto è una pandemia un conto sono le attività di sviluppo di un territorio, non crede?
“Certo, i due temi non sono sovrapponibili. Ma tutti gli amministratori pubblici hanno compreso immediatamente che erano uno dipendente dall’altro, il virus non guardava ai confini territoriali e ogni comune doveva mettere in atto iniziative tenendo conto delle iniziative degli altri. È vero, il ruolo delle AULSS e soprattutto della Regione Veneto che le ha coordinate, è stato indispensabile e decisivo: ma per una volta, forse la prima, ha trovato un contesto di collaborazione disponibile e molto concreto. Con i miei colleghi sindaci ho stabilito un rapporto vero e profondo, un rapporto che ha superato difficoltà passate, localismi e chiusure. Questo ha portato ad una visione della Venezia Orientale ampia e condivisa. Da una esperienza drammatica abbiamo ricavato una grande unità di intenti, come da tempo non si vedeva. Molto modestamente io, oggi, mi relaziono con i miei colleghi come fossimo una grande famiglia e dovessimo affrontare il quotidiano insieme”.
Quindi è riuscita a trovare ciò che può unire territori vicini ma diversi, turismo in spiaggia, agricoltura e piccola e media industria nell’entroterra: come potrà procedere la sua azione?
“Ecco, innanzitutto considerando che la diversità è una ricchezza e non un ostacolo. La diversità la costa la conosce bene: nessuna località turistica è uguale a quella vicina ma ognuna si differenzia per l’offerta e la conformazione del territorio. C’è chi propone al turista soprattutto ap- partamenti, chi alberghi, chi, come Cavallino Treporti, propone quasi esclusivamente campeggi all’aria aperta. Il mercato ha definito che ogni area è complementare all’altra. Nessuna gelosia è motivata econo-micamente se non quel sano campanilismo che porta tutti a crescere
in una gara per chi fa meglio! L’entroterra, poi, con questa prevalenza agricola, è anche la porta d’ingresso dal nord e dall’est dell’Europa. I comuni hanno delle specifiche caratteristiche storiche, dall’Impero Romano fino alla Repubblica di Venezia e delle valenze produttive che ne fanno oggi una delle aree più ricche e più sviluppate d’Europa. Noi amministratori, insieme, per l’intera area abbiamo degli obiettivi a lungo termine che, nei nostri approfondimenti e incontri, stanno caratteriz
zando il lavoro comune”.
Quali sono le priorità?
“Le tre sostenibilità: sociale, economica, ambientale. Obiettivo a lungo termine è preservare l’am- biente naturale e sociale in cui viviamo e renderli parte profonda della nostra cultura. Una connessione precisa con il luogo, con la natura e con le persone. Siamo in linea con gli obiettivi dell’Agenda 2030 dell’ONU, possiamo applicare perfettamente la filosofia che permea il PNRR avendo già tutte le carte in regola per affrontare ogni bando pubblico e ogni investimento. Non siamo più un territorio sottosviluppato e bisognoso di aiuti: gli imprenditori sono cresciuti e le eccellenze si vedono in molti campi produttivi. Non sono una visionaria: sono una donna molto concreta e con i piedi per terra. Troppo, secondo qualcuno! Ma credo di poter affermare senza paura che arriveremo al 2030 con un territorio molto diverso perché migliorato in tutti gli aspetti ora ancora carenti e che avrà sviluppato le eccellenze ambientali ed economiche nel modo migliore, più rispettoso per le nuove generazioni e attento alle loro esigenze lavorative”.
Ma, concludendo, è una critica al passato quella rivolta a ciò che è stato realizzato per i più giovani?
“In parte sì, in parte è una mia particolare convinzione: nessuno può dire di aver fatto qualcosa di buono se non ha lasciato un segno per il futuro. Vede, io da professionista mi sono sempre occupata della formazione di chi lavora con me. Nel mio mestiere troppo spesso si considerano i praticanti come quelli “delle fotocopie”. Non da me! Da me fanno pratica intervenendo nel merito delle discussioni. E anche da amministratrice pubblica mi sono sempre imposta di costruire una squadra, delegando e facendo crescere i più giovani.
Da questo metodo non recedo e non la considero una modalità come un’altra: è un fine un vero e proprio obiettivo. È un pensare al futuro sa- pendo che il modo migliore per farlo è quello di coinvolgere chi quel futuro lo vivrà. Guardare avanti, sempre avanti. Solo così superiamo gli eventi difficili, come il Covid, e realizziamo uno sviluppo equilibrato e condiviso del più bel territorio del Veneto, la nostra Venezia Orientale!”.


