L’epopea della Venezia Orientale

Dopo Portogruaro si comincia a respirare l’odore della Bassa, che si apre sconfinata al di là di Concordia”. Lo racconta così Pasolini questo paesaggio di acque, fatto di fiumi, poi canali, lagune e infine il mare.

È “l’Olanda d’italia”, un labirinto di terre strappate alla palude, un mondo anfibio abitato da piante, ani mali e genti. Modellato dal grande slancio alle opere pubbliche degli anni Ven ti, sagomato intorno alle idrovore, che hanno costruita terre emerse dove pre ma c’era l’acqua, e intorno al quale si sviluppano argini, strade, case coloniche, piccole comunità.

E la Venezia Orientale, un paesaggio di cattedrali meccaniche e mulini, che accompagna il visitatore dall’entroterra verso la parte finale del Tagliamento, del Livenza, del Piave e del Sile.

È qui, alle spalle del litorale vero e pro prio, che si aprono ampie lagune naturali o valli collegate da un fitto reticolo di canali che, attraverso le bocche, dialogano con il mare. Oltre appare infine l’Alto Adriatico con le dune fatte di fan go e sabbia. Dopo il boom del turismo balneare, esploso nel secondo dopo guerra, oggi queste piatte appendici di terra, con i loro santuari meccanici, il patrimonio naturalistico e gli itinerari di storia ed arte, sono oggetto di una rinnovata scoperta.

Dai Romani alla Grande guerra
Terra di nebbie e pianure, di cibi robusti e vini, la Venezia Orientale nasce dalla volontà dell’uomo di allungare il suo profilo verso il litorale già in epoca romana con la costruzione della via An-nia che partendo da Adria, attraverso Padova e Altino, arrivava a Concordia
Sagittaria dove si innestava sulla via Postumia fino ad Aquileia. Nel corso del I secolo a.C. sorgono il municipio
romano di Altinum e la colonia di lulia Concor-
dia, collegata attraverso il fiume Lèmene al
Portus Reatinum (Porto Falconera di Caorle) sull’Adriatico.
Contemporaneamente anche il litorale da Bibione, a Caorle, a Eraclea, a Jesolo (Equilium), a Cavallino Treporti, all’epoca caratterizzato da isole, è interessato da traffici commerciali e dal sorgere di ville marittime del patriziato.

Il Medioevo vede il progressivo impaludamento dell’area lagunare. Siamo solo all’inizio dell’ascesa di Venezia e bisogna comunque attendere circa sei secoli perché la Serenissima inizi la prima vera bonifica.


Sono i Vendramin, i Contarini e i Mocenigo che nel basso corso del Livenza iniziano a mettere in pratica tecniche di drenaggio attraverso la costruzione di canali creando ville sontuose e amministrando le aziende agricole. Non basta ad arginare una generale incertezza anfibia di lagune, acque salse, acquitrini e barene.

La bonifica moderna parte dopo l’Unità d’italia grazie alla legge sulle opere pubbliche, ma la Grande guerra lascia l’area della Venezia Orientale come un immenso stagno. Ed è solo con gli anni Venti che prende corpo quel processo di ruralizzazione del paese che trova il suo momento più alto nel congresso a San Donà di Plave del
1922: ecco la bonifica integrale che libererà queste terre dalla malaria. tre dell’altro: con il congresso si capisce che la bonifica significherà nuove città e infrastrutture. È nata la Venezia Orientale, polo agricolo del Nord.


Cattedrali del progresso
Queste storie d’acqua e fatica si respirano al MUB, il Museo della bonifica di San Donà di Piave il cui filo conduttore è l’uomo in relazione al paesaggio e alla natura anfibia del Basso Piave. Un museo diffuso con testimonianze ma teriali ed immateriali, paesaggio, am biente, storie e tradizioni. Altri itinerari tra economia e natura sono creati dagli antichi mulini della Venezia Orientale. I più celebri sono forse i Mulini di Sant’Andrea a Portogruaro.

Nel XV secolo si potevano contare addirittura dieci ruote che lavoravano senza sosta a macinare grano. Oggi sono stati convertiti dal Comune di Portogruaro in galle ria d’arte contemporanea. Da visitare anche i mulini di Boldara e Stalls. Il prit mo, attivo fino alla metà del secolo scorso, oggi in stato di grave abbando no, vale la visita per il parco mentre i mulini di Stalis, al confine con il Friuli Venezia Giulia, sono un’oasi di pace, spesso sede di eventi culturali. in quest’area è possibile anche visitare la Fontana di Venchiaredo, raccontata da Ippolito Nievo nelle Confessioni di un ita liano. Da Portogruaro a Portovecchio, seguendo la via dei mulini, parte, infine, uno dei più interessanti percorsi cicloturistici della Venezia Orientale, il GiraLèmene.

Alla scoperta di un territorio completamente definito dall’acqua che vede disseminate decine di strutture idrauliche, tutte in funzione, Le idrovore non sono solo magnifiche cattedrali del progresso, ma edifici no cessar: molte delle circa 80 macchine della Venezia Orientale sono oggi luoghi abitati da un nuovo turismo. C’è l’idro vora del Termine a Caorle, di particolare pregio architettonico per le merlature in mattoni a vista e le articolate texture riferite all’epoca industriale di fine Otto-cento. O ancora, l’idrovora di Sindacale, che aiuta a mantenere in equilibrio una terra che si trova a due metri sotto il livello del mare. E cosi l’idrovora delle
Sette Sorelle a San Stino di Livenza. E poi c’è l’idrovora di Ca’ Corniani raggiun gibile da quattro diverse strade, tutte chiamate con il nome di “Macchina Fissa”. Costruita nel 1880, è la protagonista della grandiosa opera di bonifica che è riuscita a strappare il territorio di Ca’ Comiani dalle acque della laguna di Caorle. Qui grazie ad una app interattiva si entra e si scopre esattamente come avviene la bonifica, vedendo quat si fisicamente le pompe in movimento.
Non ci sono solo seduzioni meccani che: le campagne, terre piatte di verde che contrasta con il blu del cielo, diven tano un’immensa galleria en plein air grazie alla land art A Ca’ Comiani si ammirano tre opere d’arte site specific firmate da Alberto Garutti. Si tratta di statue di cani e cavalli, gli stessi che vivono in uno dei poderi vicino ai confini dell’azienda, e diventano i custodi im
mobili della sogiia ovest.

Poi c’è una scritta a led che si illumina ogni volta che cade un fulmine in territo rio italiano: descrive il panorama che sit staglierà davanti agli occhi a chi attra verserà la soglia est. Infine, un tetto d’oro delimita la soglia nord. Ma la land art è una chiave per valorizzare, grazie alle esposizioni temporanee, veri e proprio luoghi del cuore come il Faro di Bl-bione o il parco dell’Architettura di San
Dona di Piave.

L’arte ha a cuore la specialità di questi luoghi, il loro essere natura sospesa. O, come diceva Pasoli-ni, “musica di muschi”.