L’appello delle Cominità Marine


La rete delle venti cittadine costiere che d’estate cambiano faccia
Pochi residenti e milioni di visitatori. “Fateci fare nuove assunzioni nei servizi e nella sicurezza”
Dalla scogliera di case colorate che si affacciano sul mare, la vista sul-l’affollato porticciolo di Sorrento è un continuo viavai di turisti, parte di quei tre milioni di presenze che riempiono ogni anno il piccolo comune di 15mila abitanti. Da tutt’altra parte d’Italia, a Cavallino-Treporti, striscia di terra sospesa tra il mare e la laguna di Venezia, si contano più vacanzieri che a Napoli o Torino: 6,8 milioni, che ne fanno la quinta località turistica d’Italia. Entrambe sono parte della rete del G20, composta da piccoli e piccolissimi borghi su cui si regge il turismo balneare del Bel Paese, abbandonati, però, a gestire con dotazioni proprie un afflusso di gran lunga superiore a quello a cui sono abituati durante il resto dell’anno: è il cosiddetto “effetto fisarmonica”.
La perdita per l’Italia è in competitiva, perché se il nostro territorio nazionale è ai primi posti per il patrimonio culturale e le attrazioni natu-rali, a penalizzarlo rispetto alle altre mete turistiche affacciate sul
Mediterraneo è la carenza di politiche per il turismo e l’investimento in infrastrutture e in servizi eflicienti.
Lo rivelano i numeri: mentre lo scorso anno Francia, Spagna, Grecia o Cipro hanno superato le presenze del prepandemia, l’Italia è rimasta sotto il suo record di 436 milioni del 2019.
Il primo dei problemi è il rischio sovraffollamento, che la fa scivolare all’ultimo posto su undici Paesi per sostenibilità della domanda, secondo il Travel & Tourism Development Index.
A Lignano Sabbiadoro, località balneare a una cinquantina di chilometri da Udine, abitano in 6.900, «ma d’estate raggiungiamo anche 180mila presenze», racconta la sindaca, Laura Giorgi. La stima è al ribasso, senza tenere conto delle seconde case, è di 147 turisti ogni cento residenti, un tasso che in una città come Roma è pari a 2,2. Ma tutti i comuni costieri del network hanno mediamente meno di 15mila abitanti e almeno 1 milione di turisti l’anno, complessivamente il 12% di tutti quelli che arrivano in Italia. La richiesta della rete è di vedersi riconoscere lo status speciale di Comunità marine, così da poter stima fabbisogni standard dei Comuni dal sistema sanitario ai trasporti pubblici, dalla raccolta rifiuti all’illuminazione stradale – sulla base delle presenze effettive invece che sul numero dei residenti. Un nodo cruciale anche per l’assunzione del personale, forze dell’ordine incluse. «Ogni anno dobbiamo elemosinarle dal prefetto, ma non sempre da Roma ce le mandano. – spiega Giorgi –
L’anno scorso abbiamo avuto diversi problemi di ordine pubblico perché alcune babygang arrivavano nei fine settimana per fare guai. È anche un danno di immagine: ci si chiede sempre di brillare, ma dobbiamo essere messi nelle condizioni di farlo».
Tra atti di vandalismo e aggressioni, l’Italia scende così all’ottavo posto della classifica in termini di sicurezza, dopo Albania e Cipro, e non fa meglio nemmeno sulle infrastrutture sanitarie: settimo posto.
Nonostante la spiaggia di Jesolo sia la prima destinazione dell’intera costa veneta con 1,2 milioni di arrivi, il suo ospedale conta appena 24 posti in degenza ordinaria. A Vieste, in Puglia, l’ospedale attrezzato più vicino dista 35 chilometri, mentre a Lignano, dove è presente solo un punto di primo intervento, bisogna percorrerne 46 per arrivare a quello della vicina Palmanova.
Stessa situazione si presenta a Sorrento: «Abbiamo un piccolo centro che regge grazie all’abnegazione dei medici, ma ne servirebbero di più», conferma il primo cittadino, Massimo Coppola.
Con milioni di turisti, persino tenere pulito può diventare una sfida.
«Siamo reduci da un weekend di pienone nelle piazze – racconta
Franca Foronchi, sindaca di Cattolica, località della riviera.
romagnola.
-. La sera le persone lascia, o in giro di tutto, ma il giorno dopo dobbiamo restituire loro una città decorosa. È difficile, ma non possiamo permetterci di fare diversamente, altrimenti non saremmo così attrattivi».
Tutti i comuni del G20s registrano rifiuti urbani superiori al rispettivo
valore procapite della regione di cui fanno parte: nel 2022 a Lignano si contavano 2408 chili a persona, contro una media di 494,4 in Friuli.
Uno dei motivi per cui la rete chiede anche di poter utilizzare il 50% della tassa di soggiorno per le spese di manutenzione dei Comuni stessi, dalla viabilità, al verde, ai trasporti. Quest’ultimo è un nodo cruciale, perché se l’Italia sconta già una connettività area insufficiente, quella terrestre in molti casi non aiuta. A Sorrento «c’è una sola statale che da Napoli conduce alla zona stabbiese e sorrentina -sottolinea Coppola – Senza considerare il servizio scadente della Circumvesuviana».
Tanti di questi comuni sono poi dei paradisi fragili, da preservare. Per questo. l’auspicio è di ottenere una maggiore libertà di azione sulla gestione del demanio marittimo: «Se c’è una zona delicata, il sindaco de ve poterne limitare l’accesso e far rispettare il divieto», dice la prima cittadina di Cavallino-Treporti e coordinatrice del G20s, Roberta Nesto.
L’iter della proposta di legge per il riconoscimento delle Comunità, però, è al momento fermo. «Auspichiamo una ripresa celere. I tempi di la politica sono più lunghi di quello che vorremmo, ma – si dice ottimista Nesto – una condivisione bipartisan l’abbiamo già raccolta».


