
Venezia è un pesce. Basta guardarla dall’alto per capire come la sua forma urbis si allunghi verso la laguna, quasi cercando di nuotare. Ma se non riuscite ad alzarvi tanto da distinguere la forma del pesce, se invece di navigare guidate un’auto, un camion, un pullman, più che un pesce di laguna vi sentirete un pesce in scatola: chiuso, isolato, spesso fermo. II Veneto dei record produttivi, Il Veneto che è la terza regione italiana per prodotto interno lordo, 190 miliardi di euro, il 9,3% del pil nazionale, nonostante il Passante di Mestre e la recentissima Pedemontana, continua ad essere spesso un imbuto, una clessidra dove la sabbia di Cavallino Treporti non arriva mai, ma proprio mai, a Bibione, anche perché dovrebbe passare attraverso Jesolo.
La costa a nord della Serenissima è una prateria invernale e un ingorgo estivo. E se giù, verso Chioggia e poi Ravenna, l’incubo si chiama Romea, una delle strade più mortali d’Italia, a nord, verso il Friuli, l’Austria e la Slovenia, le strade ad alto scorrimento semplicemente non ci sono. Rimane la vecchia statale Triestina, un monumento all’italia
del passato. Passa l’autostrada, ma a 25 chilometri dalla costa e per lunghi tratti a due sole corsie, affollate di Tir. Il treno è lì vici-no, il resto son strade di paese. «Questo «Questo tratto di costa – ha detto Riccardo Dalla Torre, direttore della Fondazione Think Tank Nord Est – è il quinto polo di attrazione turistica d’Italia. Dopo Roma, Venezia, Firenze, Milano c’è il Veneto orientale con quasi 24 milioni di arrivi nel 2023, oltre 70 milioni di pernottamenti, per il 70 per cento stra-nieri». Un’accoglienza fatta di sorrisi e buone maniere, spiagge pulite ma senza infra-strutture, con strade vecchie, inadeguate.
Scali irraggiungibili
L’aeroporto sembra vicino ma a momenti è irraggiungibile, l’alta velocità ferroviaria,
famoso Corridoio V di cui si parla dagli anni Ottanta, rimane un documento in Power Point. Il casello autostradale di Bi-bione è un argomento di attualità da quasi vent’anni e non verrà pronto, se tutto funzionasse molto rapidamente, prima del 2035.
Poi servirebbero le bretelle, i raccordi, un’idea per arrivare rapidamente alla costa. Con la bella stagione comuni da 10 mila residenti moltiplicano per 10 il numero degli abitanti. «Abbiamo bisogno di leggi che ci aiutino, di investimenti – sottolinea Roberta Neste, sindaca di Cavallino Treporti, presidente della Conferenza dei sindaci del litorale e coordinatrice nazionale del G20 Spiagge – I comuni della costa non possono non avere un riconoscimento delle loro particolarità stagionali, c’è un tema di infrastrutture, di politiche abitative, di difesa dell’ambiente».
Giovanni Puri Purini ha aperto i cancelli della Zignago Vetro, una delle maggiori imprese private della zona con base a Fossalta di Portogruaro, al centro di quelle che sono le proprietà della famiglia Marzotto, a un convegno che, con spirito di collaborazio-ne, ha messo assieme politici, albergatori, operatori del turismo ed esperti di logisti-ca. Zignago Vetro, oltre 500 dipendenti, è un modello non solo nella Venezia orienta-le, che è una zona a bassa vocazione im-prenditoriale. Azienda energivora per defi-nizione, dodici anni fa ha installato una modernissima centrale a biomasse, costata circa 6o milioni di euro. Un investimento ampiamente ripagato, ha sottolineato il re-sponsabile, Andrea Bigai, perché la centrale non solo soddisfa completamente l’esigenza energetica di un forno a 1.600 gradi costanti, ma consente anche la cessione di calore a una piccola rete urbana di servizi pubblici. Pubblico e privato, assieme. Tanto che Antonio Ferrarelli, presidente del distretto turistico della Venezia orientale, evidenzia la necessità di fare squadra per recuperare una dimensione comune, che è l’unica via per modificare un orizzonte oggi sereno, ma che altrimenti rischia di venire compromesso.


