

Esiste un Veneto orizzontale. Che è, insieme, Venezia e confine, mare e campagna, porto e città. Un paesaggio dilatato dai giochi di luce, dove la distanza tra acqua e terra, canneti e barene, pare annullarsi. Un’altra Camargue, che invita a decelerare. E muta dalla limpidezza dei giorni invernali alle nebbie ovattate d’autunno, fino al risveglio di primavera. L’hanno amata gli scrittori, prima che un turismo baineare da 22 milioni di presenze l’anno la relegasse al ruolo di comprimaria.
“Sono un ragazzo del basso Piave”, scrisse in una lettera Ernest Hemingway. Gli stessi luoghi raccontarono Ippolito Nievo e, un secolo dopo, Giovanni Comisso e Goffredo Parise. Quel paesaggio bagnato a sud dall’Adriatico è ancora li. Non immutato, ma riconoscibile.
Tra queste fragili barene, battute dallo scirocco e minacciate dall’acqua alta, due trentenni, Martina e Anna Sarzetto, hanno ricevuto in eredità la Valle Falconera, a Cavallino Treporti. E ne hanno fatto una scelta di vita.
“Abbiamo trascorso l’infanzia qui. Oggi vogliamo recuperare l’isola, impiantare un’azienda agricola e aprirla al turismo responsabile”. Isola Falconera si trova su Facebook. Il sogno di una laguna migliore ha anche gli occhi di Riccardo Ghiotto, 30 anni, che ha lasciato un sicuro destino da ottico per recuperare Albatros, una barca storica (Fb:Riccardo Ghiotto), o di Kevin Dalla Puppa, ideatore di Laguniamo, una mini flotta di barche elettriche (Fb: Laguniamo), Il ritmo morbido delle dune oggetto del progetto di difesa Life Redune accompagna la Pordelio, la ciclabile a sbalzo sul mare (viapordelio.it). La meta è una piccola isola alla foce del Sile dove da secoli si trova un luogo speciale. “Da quasi quattro secoli la Locanda alle Porte 1632 presidia il percorso che, attraverso il canale Casson, porta alla laguna di Venezia”, spiega Sara Bettin, ora alla guida di questa icona, “era il mio sogno: far continuare la sua storia d’ospitalità anche per i viandanti contemporanei”
Grandi nomi, grandi amicizie
I passaggi-barca d’estate rendono fluidi i trasbordi terra-mare lungo la Gira lagune, ciclabile che collega la litoranea da Jesolo a Bibione, ma ci sono percorsi ad anello sui fiumi perfetti anche per l’inverno. A nord, ecco invece un mondo a sé di ostriche selvatiche e salicornia, l’erba amata dagli chef. E verso Eraclea la Laguna del Mort è un paradiso nascosto di acque basse e varietà autoctone una palude salsa circondata dalle distese di bonifica coltivate di Valle Ossi che ispira percorsi di nordic walking.
Si può poi scegliere di proseguire sullo sterrato in bici, fin quando, in una manciata di chilometri, inconfondibile, ecco la sagoma del Campanile dell’Angelo a strapiombo sul mare. Ecco Caorle, borgo marinaro di casette colorate e ristorantini di pesce sul porto. Belli anche a ombrelloni chiusi. I suoi casoni, le capanne con il tetto in paglia dei pescatori si possono visitare anche d’inverno, prima di una tappa da Elio (tel. 0421.82.193): interni orgogliosamente anni Settanta, polenta e pesce in stile Alto Adriatico. Poco distante, in terraferma, Ca’ Corniani (cacorniani.it) è un esempio di nuova comunità sociale di artisti e contadini: un ex latifondo rigenerato, oggi azienda agricola, cantina e galleria.
Le bonifiche, nei secoli, hanno cercato di domare una laguna che ancora racconta di fenicotteri rosa, tartarughe e casoni di paglia: Valgrande, a Bibione, è un’antica bassura sul delta del Tagliamento diventata valle da pesca, da attraversare a piedi, a cavallo o su due ruote. Da qui, tra campi ordinati, tagli di fiume riconnettono costa e entroterra tra ampi silenzi e antiche battute di caccia. Proprio in queste atmosfere, a Latisana, Hemingway, sempre lui, conobbe nel 1948 Adriana Ivancich, contessa diciottenne di origine dalmata. Un rapporto destinato a ispirare Di là dal fiume e tra gli alberi, romanzo di guerra e d’amore, e i cui segreti sono ancora custoditi in una villa di San Michele al Tagliamento, sull’ansa del fiume in bilico tra Veneto e Friuli. Le bombe dell’ultima guerra hanno distrutto il corpo centrale, ma restano un parco e due splendide barchesse.
“Le famiglie Biaggini e Ivancich hanno intrecciato le loro storie con quelle di romanzieri e poeti”, racconta Irina Ivancich, nipote di Adriana. “L’amicizia di Yole Biaggini con Antonio Fogazzaro era cosa nota: fu lei a ispirargli il personaggio di Jeanne in Piccolo mondo moderno. La sorella Noemi strinse più tardi amicizia con Gabriele d’ Annunzio, e Emma Ivancich, figlia di Giacomo ed Elina Biaggini, frequentò compositori illustri come Gian Francesco Malipiero, Ottorino Respighi, Goffredo Petrassi e il maestro Arturo Toscanini. E tramite l’amicizia con Olga Rudge, compagna di Ezra Pound, conobbe anche il poeta”. La coppia del secolo, però, rimangono loro. Ernest e Adriana, che si incontrarono qui ma si frequentarono poi a lungo anche a Venezia, Parigi e Cuba e tennero sempre una fitta corrispondenza.
“Fu una grande amicizia, un rapporto platonico che si estese anche a mio padre Gianfranco. Lui lavorò a lungo a Cuba, tanto che lo scrittore gli fece leggere proprio le bozze di Di là del fiume e tra gli alberi”. Oggi a Villa Mocenigo Biagini Ivancich la famiglia, insieme al Comune di San Michele al Tagliamento, organizza visite guidate e giornate letterarie.
Le città ritrovate
Moceniga si chiama anche la rosa sopravvissuta al bosco secolare di Alvisopoli, la città utopica fatta costruire a inizio Ottocento dal nobile illuminista Alvise, ancora visibile a Fossalta. È un crocevia di storie, questa Venezia orientale. Ma anche una terra di vini. Se il Prosecco attraversa Veneto e Friuli, a Villa Bogdano (villabogdano1880.it) si produce ancora un Tokaj che, dal 2010, si chiama però Lison Docg, bianco di punta della tenuta che corre lungo la via Annia. Vicino, ecco Concordia Sagittaria, comune che offre un Battistero affrescato d’epoca bizantina e una piazza incastonata nel cuore di un paesaggio archeologico unico, tra un tratto di basolato della via Annia, i muri della cappella paleocristiana di Trichora, il ponte romano e i resti delle terme Lungo la stessa direttrice, più ad ovest, sorgeva l’antica città di Altinum, nell’attuale comune di Quarto d’Altino.
Era una grande città romana, con un foro con una basilica per funzioni pubbliche, templi, empori e un teatro. Nel VIl secolo le invasioni barbariche costrinsero gli Altinati a rifugiarsi nelle isole della laguna, in particolare a Torcello. Venezia è nata così. Ancora una volta l’acqua: benedizione e maledizione di questi luoghi. Racconta proprio tutto questo il Museo della Bonifica di San Donà di Piave. Un ecomuseo, completamente rinnovato nel 2018, per ripercorrere, fra testimonianze materiali ed immateriali, paesaggi, ambienti, storie e tradizioni, l’avventura anfibia del Basso Piave nel corso dei secoli. Il rapporto unico, dall’antichità fino ai giorni nostri, tra le città, l’acqua e un territorio che nell’acqua, tra bonifica e fiume, ha la sua anima profonda.
Attracco finale a Portogruaro, città liquida, ancora una volta, e feudo dei conti Marzotto. È qui la villa (oggi sede di uffici del Comune) in cui Marta, scomparsa nel 2016, animò uno dei salotti più esclusivi del Nordest. Di fronte, un percorso di camminamenti attraversa le sponde del Lèmene per arrivare all’Oratorio della Madonna della Pescheria, tra mulini diventati gallerie d’arte e piazzette. Il Palazzo municipale a coda di rondine, il Fondaco, il ponte del Rastrello e i Palazzi Gemelli sono segni di una civiltà opulenta, cresciuta all’ombra della Serenissima. Quella de Le confessioni di un Italiano di Nievo. Del resto è al Cortino del Castello di Fratta, oggi museo letterario (cortinofratta.it), che Carlo Altoviti bacia per la prima volta la sua Pisana, eroina anticonformista e sregolata del romanzo. Tra carta e realtà, il viaggio finisce seduti A l’ombra de la tore, (Fb: A l’ombra de la tore) osteria in una porta del ‘200. Davanti ad un braccio di fiume che va a nascondersi tra gli alberi e le case.


