L’utilizzo di energie alternative e l’interesse verso le grandi aziende nazionali è una prospettiva verso cui l’area deve muoversi: la green economy non si costruisce con insediamenti che mantengono inalterato l’utilizzo del fossile ma attraverso una netta conversione.

Il primo aspetto da considerare nell’ambito di una politica ambientale d’area (politiche che riguardano un’area geografica con più comuni, diversi consorzi, enti che amministrano territori omogenei) è quello di non produrre peggioramenti: aspetto non sottovalutabile e non sempre chiaro. La ricerca di nuove possibilità di rispetto ambientale non può mettere da parte la necessità di mantenere e migliorare le attività già oggi presenti: standard elevati per il ciclo dei rifiuti, attenzione all’aspetto fluviale, ancora più attenzione e scelte improcrastinabili rispetto all’erosione della costa. E poi la madre di tutte le questioni ambientali: evitare pesanti antropizzazioni del territorio, semmai favorire l’uso di sistemi costruttivi ecocompatibili, removibili e riciclabili e del restauro di manufatti già presenti.
Un aspetto cantierabile e di sicuro interesse, è quello di finanziare progetti “faro” di economia circolare: progetti che mirano ad evolvere la raccolta differenziata dei rifiuti agendo su materiali particolarmente inquinanti o sulle plastiche, raggiungendo livelli di sostenibilità ambientale elevati e agendo quale richiamo per la realizzazione di impianti a tecnologia avanzata. Le risorse del PNRR presentano queste opportunità di finanziamento che avrebbero, per l’insieme del territorio su cui insistono, un valore che va oltre la preservazione dello stesso: non dobbiamo mai dimenticare che il richiamo turistico oggi si avvale di contenuti ambientali stabili e raffinati.
Anche l’utilizzo di energie alternative e l’interesse verso le grandi aziende nazionali è una prospettiva verso cui l’area deve muoversi: la green economy non si costruisce con insediamenti che mantengono inalterato l’utilizzo del fossile ma attraverso una netta conversione. Tutta l’area della Venezia Orientale deve diventare nel periodo più prossimo un cantiere ecocompatibile, pena il suo declino economico. Dalla realizzazione di edifici con il minor consumo energetico al rispetto delle aree marine con il mantenimento dei livelli di riconoscimento internazionali (la Bandiera Blu), fino allo sviluppo della nautica da diporto e della navigazione fluviale come trasporto alterativo ed ecologico.
La dimensione d’area vasta è anche quella nella quale è possibile trovare soluzioni equilibrate e giuste per limitare il consumo di suolo e per la regolazione dei servizi ecosistemici che sono garantiti dalla presenza di spazi naturali, parchi, aree agricole, corsi d’acqua: qualità dell’acqua e dell’aria, biodiversità, resilienza idrogeologica, filiere agri-food a chilometro zero.
Ecco perché alcune grandi aree di rispetto ambientale andranno preservate ed ampliate, giocando sulla possibilità che l’appeal esercitato dagli spazi liberi divenga, come oggi sta accadendo, un vero motivo di interesse e di scelta delle località turistiche ma anche di quelle in cui soggiornare o luogo in cui abitare. I grandi spazi di cui il territorio oggi gode, i suoi fiumi e gli ambienti marini, la sua flora e la sua fauna sono il miglior ecosistema possibile: a noi il compito di preservarlo valorizzando “i vuoti”!
Tutto questo fa parte dell’accettazione dei 17 punti fondanti l’Agenda 2030 dell’ONU, carta di valori a cui la società tende.

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